giovedì 8 marzo 2012

Le acque del fiume non dilagano se non dopo che le onde ne hanno scalzato a lungo i margini


“Che la operaia possa divenire, e sia per divenire valida alleata del movimento operaio moderno, senza nessun dubbio, neppur l’ombra di un dubbio!
Quello di cui non solo dubito, ma che credo assolutamente erroneo, è […] che la questione della donna in fondo, in fondo, sia esclusivamente una questione economica, e che vada risolta da sé con la risoluzione di quella.
Domani gli operai otterranno le otto ore di lavoro in tutto il mondo […] la macchina sarà proprietà del lavoratore. […] Esso dirà alla donna: «Io guadagno quanto basta per me, per te e per i figli, e ancora ho del tempo per studiare e ricrearmi. Non occorre quindi che tu ti affanni e lasci i bimbi al presepio [nido d’infanzia]. Stattene a casa, riposa e accudisci ai comodi interni della famiglia». E la donna […] darà la sua adesione.
[…] Quindi le giovani donne che oggi cercano un diploma, o studiano le lingue, o si danno alla contabilità, domani, a questione economica risolta, preferiranno ridivenire le signorine di una volta, che aspettavano tranquillamente il marito, gareggiando l’una con l’altra in eleganza, in fronzoli, in leziosaggini, per essere le ricercate e le preferite; dacché il matrimonio tornerà ad essere l’impiego ottimo e massimo della donna.
Che cosa si sarà guadagnato da lei in dignità, in moralità, in giustizia, in indipendenza, come valore sociale? Ridivenuta ella un non valore, ed un parassita […] Chi vorrà più che la donna abbia voce negli interessi generali? No, voi non avrete risoluto la questione l’avrete sepolta per altri secoli.
Le acque del fiume non dilagano se non dopo che le onde ne hanno scalzato a lungo i margini e le dighe.
[…] Non vogliate quindi, o care Sorelle del lavoro, addormentarvi sul soporifero predicato che la donna arriverà da sé con la semplice soluzione del quesito economico. No, essa non arriverà che studiando, persuadendo, lavorando e lottando […] Voi non avrete mai altri diritti all’infuori di quelli che avete saputo conquistarvi, non godrete mai di altra libertà, fuori da quella che saprete difendere ogni giorno e ogni momento”.

Durante il ventennio la donna fu considerata dal fascismo soprattutto come uno strumento del suo programma demografico mirante ad accrescere il potenziale umano del paese e quindi come una madre di famiglia diligente e prolifica, subordinata alla ostentata supremazia del modello virile
“con il DL del 5 settembre 1938 il regime aveva ordinato agli uffici pubblici e privati di ridurre al 10% il persone femminile e Pierina B. aveva perso il lavoro nonostante i suoi vent’anni di anzianità.
Pierina e le altre affermavano di scrivere a nome di centinaia di donne. In realtà, erano centinaia di migliaia le italiane che condividevano le loro preoccupazioni
In realtà il decreto legge del 5 settembre 1938 non era che il culmine di una vasta e complessa politica di discriminazione sessuale”.

Differentemente dal modello italiano, in America nel 1920:
“[Andare in uno speakeasy, uno spaccio clandestino di alcolici] era molto snob, specialmente per le donne perbene. Perché le donne non erano mai andare a bere nei luoghi pubblici, prima di allora. Gli speakeasies non segnarono soltanto la prima frattura tra il popolo americano e l’autorità di governo; segnarono anche, e soprattutto, la frattura tra le tradizioni e il nuovo costume.
Quell’anno le donne avevano avuto il voto: fu il riconoscimento della loro capacità di autonomia. In nome di questa autonomia prese a diffondersi il costume della donna che si guadagna la vita, e lentamente quello della donna che va a guadagnarsi la vita lontano dalla famiglia, in città che presentino migliori possibilità di guadagno. Per loro si sviluppò l’industria dei cibi in scatola, delle macchine per lavare, per aspirare la polvere, per lucidare; per loro si diffuse il costume di fare la spesa per telefono.
Ma quando queste donne andavano a dormire la città era invasa da un’altra categoria di donne altrettanto caratteristiche del tempo: le maschiette.
[ndr: giovani donne che ostentavano la loro giovinezza e criticavano le generazioni più vecchie perché accettavano il convenzionalismo ed il qualunquismo come caratteristiche della donna. Le maschiette erano moderne, furono il simbolo di una rivoluzione sociale].
In realtà furono le maschiette, uno strano sottoprodotto del suffragismo, a strappare  la donna al guscio schiavistico dell’Ottocento assai più di quanto non vi fossero riuscite le fanatiche, virtuose donne lavoratrici del suffragio. La base del programma era la stessa: essere compagne dell’uomo anziché sue domestiche a tutto fare e insieme economiche e comode concubine, e con l’uomo dividere i diritti insieme ai doveri.
Così mentre le donne lavoratrici si battevano in silenzio per i diritti della donna di fronte alla società, le maschiette, forse inconsciamente si battevano con ogni genere di chiasso per i diritti della donna di fronte all’uomo”.


Fonti:
  • Da A. M. Mozzoni, La liberazione della donna, a cura di F. Pieroni Bortolotti, Milano, Mazzotta, 1975;
  • Da V. De Grazia, Le donne nel regime fascista, Venezia, Marsilio, 1993;
  • Da F. Pivano, introd. Di F. S. Fitzgerald, Di qua dal Paradiso, Milano, Garzanti, 1988

Nessun commento:

Posta un commento