Lo stage che vorrei fare dovrebbe svolgersi in una struttura avviata, in una biblioteca che funziona, che accoglie gli utenti, che presta i libri, che offre i servizi di reference. Lo stage che vorrei fare dovrebbe fornire al tirocinante capacità vere, che possono essere trasmesse soltanto da bibliotecari esperti, da bibliotecari che conoscono il loro lavoro e che lo compiono passione e responsabilità. Lo stage che vorrei fare dovrebbe servire a mettere in pratica le nozioni teoriche di biblioteconomia, apprese durante un master di II livello.
La stage che vorrei fare dovrebbe avere tra gli obiettivi quello di far conoscere al tirocinante il mondo del lavoro, fatto di impegni, orari da rispettare, gerarchie, mansioni, etica, collaborazione tra colleghi; di invogliare il tirocinante a proseguire la strada che si è intrapresa, mostrando gli oneri e le fatiche, ma anche le ricompense e le gratificazioni di un lavoro fatto bene e con dedizione; di fare sbattere la faccia del tirocinante contro il muro della vita pratica all'interno di una biblioteca, delle problematiche di ogni giorno.
Le aspettative che ho per lo stage sono quelle che ci si aspetta da un master di II livello. In questo caso le aspettative che ho sono quelle che riguardano il coronamento di una formazione per addetti alla tutela, conservazione e fruizione del patrimonio librario, documentario ed etnoantropologico conservato presso biblioteche, archivi e musei. In semplici parole, lo stage che vorrei fare dovrebbe rendermi chiaro e noto il panorama lavorativo, che un master di II livello mi permette di tenere in considerazione.
Le motivazioni che supportano la scelta dello stage che vorrei fare sono quelle, forse futili e banali, che mi spingono a desiderare di poter avere un utente a cui consegnare un libro richiesto; di poter aiutare un utente disperato che cerca di inerpicarsi sui frastagliati e scoscesi cassetti di un catalogo a schede, oppure con "lena affannata" che cerca di stare a galla nel "pelago" dell'OPAC; di eseguire la catalogazione di monografie o seriali; di inventariare il patrimonio librario; di non dover attendere un utente che non arriverà mai perché "anche una biblioteca può morire. Muore perché le raccolte sono statiche. Muore perché non è quasi mai aperta. Muore per il disinteresse di chi la frequenta e, più importante, di chi non la frequenta. [...] Muore perché nessuno sa dove si trova. Muore perché ci vanno solamente i ragazzi delle scuole e i vecchi in pensione. Muore perché agli occhi dell'amministrazione essa esiste solamente come deposito per gli impiegati inabili, incapaci, indolenti, inutili o rompiscatole. Muore perché nessuno sa cosa possiede, perché i libri non si trovano, e perché non ha catalogo" (N. Harris, Il vivo Mattia Pascal, in «Biblioteche oggi» (3/2005), pp. 35-43).
Lo stage che vorrei fare dovrebbe poter essere coordinato all'attività relativa alla preparazione dell'elaborato progettuale per la prova finale: certo non è un obbligo, perché è pur sempre necessario un previo consenso del Coordinatore, però ciò risulterebbe equo e garantirebbe ai frequentanti un pari trattamento.
Lo stage che vorrei fare non dovrebbe essere troppo distante da casa, o difficile da raggiungere: è vero che 6 ore di tirocinio rappresentano solamente 1/4 di quelle disponibili in una giornata, ma 13 sono più della metà.
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