lunedì 30 aprile 2012

L'erotismo degli scaffali per biblio-feticisti

Può una libreria colma di volumi affascinarci e sedurci? Lo scrittore Ralph Waldo Emerson non aveva dubbi: «La biblioteca di un uomo è una specie di harem». E nonostante viviamo un' epoca in cui è cambiato il modo di conservazione e di archiviazione del nostro sapere - sempre più digitale -, gli scaffali pieni di libri hanno ancora fascino e non solo utilità. Basta pensare alla libreria "Billy" prodotta da Ikea che è diventata un indice finanziario usato da Bloomberg per misurare la crescita economica. C' è di più. Nelle file di libri sistemati uno dopo l' altro c' è qualcosa di sexy e di feticistico. Anthony Dever nel 2009 si trovava in una libreria di seconda mano e, parlando con il proprietario, ebbe un' idea: se avesse fotografato quegli scaffali mettendone le foto in rete, forse sarebbero state apprezzate come una sorta di "porno" dagli amanti dei libri. Il proprietario lo guardò perplesso, ma sbagliava. Anthony inaugurò davvero un blog con le fotografie delle più belle librerie e lo chiamò "Bookshelf Porn" ( bookshelfporn.com ). Da allora ha ricevuto foto da ogni parte del mondo e conta più di centomila visitatori al mese. Ha creato un "porno-scaffale" dove si ritrovano tutti i guardoni dei libri pervasi da un bizzarro senso di felicità. Per questo motivo quel termine, "porno", non risulta inappropriato: restituisce in maniera cruda la nitida impressione di sensualità che i bibliofili hanno sempre avvertito ma che difficilmente hanno saputo spiegare. Vedere una bella e ricca libreria può compiacere un senso estetico, certo: ce ne sono di stravaganti e ingegnose, oggetti d' arredamento quando non veree proprie opere d' arte - lo dimostrano i due bei libri, appena usciti, di Alex Johnson, Bookshelf (L' ippocampo editore) e quello di Giuseppe Moltemi e Roberta Motta, Vivere con i libri (Mondadori). Ma una libreria rimanda anche a un desiderio: quello di partecipare alle storie che contiene e di chi le ha lette. Sta qui la differenza fra il "lettore" e il "possessore" di libri. Il primo non fa alcun caso se legge in formato digitale o cartaceo. Il secondo invece pensa a ogni scaffale della sua libreria (reale) come un' appendice del proprio corpo, il solo scorrerne i titoli gli richiama momenti particolari della vita ed è per lui uno stimolo intellettuale. Si capisce allora il successo di "Bookshelf Porn", come anche di altri fortunati social network letterari come "Goodreads" o "LibraryThing", dove le librerie fisiche e quelle digitali diventano complementari: trasmettono un' immagine, svelano qualcosa su chi è (o vorrebbe sembrare) colui che ha pensato e organizzato quella libreria. E ci fanno conoscere i suoi libri: quelli che Petrarca chiamava, premurosamente, "amici segreti". Una libreria è una geografia, una mappa che indica percorsi, storie e sentimenti. Più o meno quello che pensa il regista e attore John Waters, che ha regalatoa "Bookshelf Porn" l' aurea sentenza: «Se vai a casa di qualcuno e non ci sono libri, non scoparci». - MARCO FILONI

Repubblica, 29 aprile 2012, p. 42.

Colleghi, siamo ancora in tempo per non diventare dei biblio-arrapati compulsivi.

1 commento:

  1. A quanto pare il canonico mese di prova per la palestra 2.0 dei corsisti del Master di II livello è finito e nessuno viene più. Ora vediame se su groupon c'è qualche offerta per un mese gratuito in qualche altra palestra 2.0... o magari 3.0.

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